Il nostro blog ha smosso qualcosa, e non in una sola direzione, ma mi sembra ancora poco per poterlo definire un ampio specchio delle situazioni che si sono venute a creare in città dopo la chiusura dello spazio Diana. Un blog è un minestrone con dentro tanta roba, ma dico immediatamente che su una questione così delicata come quella della chiusura un po' spiccia di uno spazio sociale, fare interventi anonimi, se non giustificati e meglio argomentati, impoverisce il dibattito. E' una mia idea personale. Se chi non si firma, non chiarisce il perché di questa sua necessità e dice pure cose generiche, finisce per aggiungere solo zavorra a uno spazio, un blog, che già per sua natura può diventare dispersivo. Ero partito circa una settimana fa da Salerno dopo aver discusso con il comitato di liberocabaret una serie di interventi per dimostrare il nostro rincrescimento per il modo in cui era stato chiuso uno spazio cittadino e torno trovando una polemica in atto su Apolito. Io direi di focalizzare le questioni. Che la municipalità abbia scelto forme grossolane per imporre scelte che pure le competono, mi fa credere che ci sia sotto dell'altro, che ci siano, insomma, anche questioni private fra le parti delle quali mi sfuggono troppi aspetti; ma non si può dire che Apolito non sia quanto meno diretto, chiaro, e per nulla incantato. Insomma se è vero che Apolito è comunque figura dell'amministrazione pubblica, mi pare che confondere tutti sotto l'ombra di De Luca è davvero riconoscere troppo potere al nostro sindaco, che pure ne ha da vendere, e troppo poca autonomia al professor Apolito -qui anche in veste di consulente-, che tiene anzi fin troppo, si potrebbe dire, alla propria autonomia di pensiero e di azione. Se continuiamo a fare i candidi, e per giunta non immuni da
veleno ideologico, prenderemo solo testate contro il muro deluchiano -diciamocelo: è un muro troppo solido. Il Laboratorio Diana ha la sua occasione per riprendersi uno spazio che si era conquistato e ha il nostro appoggio: dimostri di essere in grado di gestirlo ancora per il futuro, proponga al Comune progetti, presenti la documentazione che attesta della bontà dei suoi cinque anni di attività e non si rrigidisca. Il Comune ha il dovere e il diritto di controllare sulle attività delle associazione a cui affida spazi pubblici, non diamole il destro per dichiarare inopportune o illegittime le attività svolte dalle associazioni, reclamiamo piuttosto un controllo allargato a tutte le associazioni e a tutti gli spazi, sarà poi il dibattito fra le forze sociali -le associazioni stesse, i blog, i giornali- a controllare che chi controlla lo faccia nelle forme e nelle modalità lecite e non per i propri tornaconti. E credo che in questa battaglia Apolito possa rappresentare per noi un interlocutore valido e aperto. Altrimenti torniamo pure agli assessori che non ci dicono mai di no, sapendo che non possono dirci di sì.
Roberto Lombardi Associazione La Chimera della rete Libero Cabaret
